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Ancora torture in 111 paesi PDF Stampa E-mail

Limitazioni della libertà d’espressione, processi iniqui, violenze di ogni genere continuano ad essere perpetrate nel mondo senza che i responsabili paghino. La denuncia nel nuovo rapporto della ong


In molti paesi del mondo la giustizia continua ad essere negata.
Anche se il 2009 ha fatto segnare dei passi in avanti, continuano le violazioni dei diritti umani, le limitazioni della libertà d’espressione, le violenze. E’ quanto emerge dal rapporto annuale 2010 di Amnesty International che analizza la situazione in 159 paesi del mondo e punta il dito contro gli interessi politici, accusati di favorire la repressione e l’ingiustizia in alcune aree sensibili.

Nel periodo da gennaio a dicembre 2009, Amnesty segnala torture e maltrattamenti in almeno 111 paesi, processi iniqui in almeno 55 paesi, restrizioni alla libertà di parola in almeno 96 paesi e detenzioni di prigionieri di coscienza in almeno 48 paesi. In 18 paesi sono state eseguite condanne a morte e in 56 paesi sono state emesse sentenze di morte. Gli organismi per i diritti umani e gli attivisti sono finiti sotto attacco in molte nazioni. Nella regione Medio Oriente e Africa del Nord, l’intolleranza dei governi nei confronti delle critiche è stata sistematica in Arabia Saudita, Siria e Tunisia e la repressione è aumentata in Iran. In Asia, il governo della Cina ha arrestato e intimidito chi si impegnava a difesa dei diritti umani. Migliaia di persone, a causa della forte repressione e delle difficoltà economiche, hanno lasciato la Corea del Nord e Myanmar. Limitazioni della libertà di espressione si sono verificate anche in Azerbaigian, Bielorussia, Russia, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan. Il continente americano, invece, è stato tormentato da centinaia di omicidi illegali commessi dalle forze di sicurezza in vari paesi tra cui Brasile, Colombia, Giamaica e Messico, mentre negli Usa è proseguita l’impunità per le violazioni dei diritti umani compiute nel contesto della lotta al terrorismo. Governi africani, come quelli di Guinea e Madagascar, hanno affrontato il dissenso con un uso eccessivo della forza e omicidi illegali, mentre le voci critiche sono state oggetto di repressione pure in Etiopia e Uganda.
Numerose inoltre le violazioni dei diritti delle popolazioni civili nel corso di conflitti. Gruppi armati e forze governative hanno violato il diritto internazionale nella Repubblica Democratica del Congo, nello Sri Lanka e nello Yemen. Nel conflitto di Gaza e del sud d’Israele, le forze israeliane e i gruppi armati palestinesi hanno ucciso e ferito illegalmente i civili.

Segue in www.galileonet.it/news/12774/ancora-torture-in-111-paesi

 
Oggi è l’Africa Day PDF Stampa E-mail

Il 25 Maggio si festeggia l’Africa Day. Un giorno nel quale si uniscono le speranze di molti per un futuro migliore.

Dal 22 al 25 Maggio 1963, i Capi di Stato e di Governo dei 32 Paesi Africani che fino a quel momento erano riusciti a ottenere l’indipendenza, si incontrarono ad Addis Abeba (Etiopia). Durante questa Conferenza venne costituita l’Organizzazione dell’Unità Africana, che precede l’attuale Unione Africana. Da allora il 25 Maggio è celebrato come Africa Day.
 
La prima Conferenza degli Stati Africani Indipendenti si tenne dal 15 al 22 Aprile 1958, ad Accra (Ghana). Gli Stati indipendenti erano ancora pochi (Etiopia, Sudan, Egitto, Libia, Tunisia, Marocco, Liberia, Ghana), ma fu la premessa per dare avvio al Pan-Africanismo in Africa. Un ideale che ebbe origine circa un paio di secoli prima, negli Stati Uniti e nelle Isole Caraibiche, da ex schiavi di origine Africana.

Fino al 1963, il 15 Aprile venne considerato il Giorno della Libertà Africana.
L’Africa è il più ricco continente della terra. Petrolio, oro, diamanti, etc. sono presenti abbondantemente. Paradossalmente è il continente economicamente meno sviluppato, con tutto quello che ne consegue. Non vogliamo fare qui una lunga e dettagliata analisi delle varie cause che mantengono l’Africa in questa situazione. Sicuramente è da tener presente che le sue ricchezze hanno da sempre attratto potenze straniere. A discapito della popolazione locale.
 
La colonizzazione non è nata per spirito di beneficenza, ma per gonfiare le casse dei vari Governanti occidentali. Preceduta dalla deportazione di milioni di schiavi dall’Africa per più di 4 secoli verso le Americhe e verso il mondo Arabo, con un numero immenso di morti durante il trasporto e nei luoghi dove venivano condotti.
Certo. Non si può negare che ci sono stati e ci sono tuttora politici africani che non fanno gli interessi del proprio Paese. A parte che chiedersi in quanti Paesi del mondo i politici si interessano della popolazione. In Africa (come accadde similmente in America Latina) i governanti dei Paesi che ottenevano l’indipendenza politica dovevano essere ben vistidalla ex-colonia. In questo modo si assicurava una continuità nello sfruttamento e nella dipendenza economica del Paese (neocolonialismo). Il problema nacque quando ci furono governanti dei Paesi africani che cominciarono a vedere l’indipendenza in senso pieno. Politica, economica, culturale, etc. Così cominciarono i vari rovesciamenti di governinon più comodi.

Segue in www.agoravox.it/Oggi-e-l-Africa-Day.html

 
“Vogliamo essere operatori di pace e di verità” PDF Stampa E-mail

AFRICA/RD CONGO - “Vogliamo essere operatori di pace e di verità”: l’impegno dei media cattolici di RD Congo, Rwanda e Burundi per seguire le elezioni nei 3 Stati

Goma (Agenzia Fides) - “Che i giornalisti cattolici di Burundi, Repubblica Democratica del Congo e del Rwanda svolgano la loro professione ispirati dai principi della fede e che siano operatori di pace, evitando la cultura della menzogna, della violenza e della divisione”.
È l'appello lanciato il 12 maggio da quindici rappresentanti dei media cattolici dei tre Paesi che fanno parte dell'Associazione della Conferenza Episcopale dell'Africa Centrale (ACEAC), riuniti presso il Centro Visitatori della Caritas di Goma, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, per un incontro sul tema: “I media cattolici e la politica elettorale nell’area ACEAC”.
Alla Messa di apertura dei lavori, il segretario generale della ACEAC, don Melchior Edward Mombili, ha esortato che i partecipanti alla riunione di Goma a condividere le loro preoccupazioni e aspettative. Nel suo discorso di apertura, don Mombili ha affermato che la sub-regione dei Grandi Laghi si trova di fronte alla gravosa sfida di ricostruire l'ordine sociale turbato dalle tragedie inenarrabili degli ultimi due decenni. Ha quindi invitato i media a riferire le informazioni in modo corretto, secondo gli insegnamenti della Chiesa, per rispondere alle sfide della riconciliazione e della pace. Don Mombili ha infine ricordato che il lavoro della comunicazione nella Chiesa è opera di evangelizzazione.
Tutti i tre Paesi dell’ACEAC sono chiamati alle urne nei prossimi mesi. Il periodo elettorale si apre in Burundi, dove il 21 maggio si terrà l’elezione dei consiglieri di 117 comuni, mentre le elezioni presidenziali si terranno il 28 giugno e quelle legislative il 23 e il 28 luglio. In Rwanda si terranno ad agosto le elezioni presidenziali, mentre nel 2011 si voterà nella Repubblica Democratica del Congo per le presidenziali e parlamentari.
I Vescovi dell’ACEAC hanno indetto il seminario di Goma come una forma di catechismo per i comunicatori cattolici sull’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, sull’uso corretto dei media, che devono rispettare la verità e promuovere la carità.
Tra i relatori, Muhiya Mr. Henry, Segretario della Commissione episcopale per le risorse naturali della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo, ha analizzato l'esperienza della Cellula ad hoc per l’educazione civica ed elettorale promossa dai Vescovi congolesi durante le elezioni politiche del 2006. Padre Celestin Bwanga, Direttore della Radio-Televisione e Presidente della Commissione Diocesana Amani per le Comunicazioni Sociali dell'Arcidiocesi di Kisangani, ha tenuto una relazione sulle radio comunitarie. P. Jean-Baptiste Malenge, Segretario della Commissione episcopale per le Comunicazioni Sociali presso la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo, ha ricordato i principi della dottrina della Chiesa, di fronte alle sfide della violenza, della credibilità e della verità.
Alla Messa di chiusura dei lavori, i partecipanti si sono impegnati a lavorare insieme come parte di una rete di comunicatori cattolici ed hanno fatto appello ai governanti dei tre Paesi di rispettare le regole della democrazia, inclusi il codice elettorale e la Costituzione. (L.M.) (Agenzia Fides 17/5/2010)

Fonte: www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=33758&lan=ita

 


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