REPUBBLICA DEL CONGO: ESPLOSIONE
DEPOSITO D’ARMI, PARLA (per la prima volta)
IL PRESIDENTE NGUESSO
di Luca Pistone 11 mag 2012  Ufficialmente imputata ad un corto circuito che ha scatenato un incendio che, a sua volta, ha fatto esplodere il più grande deposito di armi e munizioni dell’Esercito, l’incidente avvenuto lo scorso 4 marzo a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, aveva provocato oltre ai 223 morti, 2300 feriti e 14.000 senza tetto. L’esplosione era stata udibile anche da Kinshasa, la capitale dell’ex Zaire situata sulla riva opposta del fiume Congo. Nelle prime dichiarazioni rilasciate in diretta televisiva, il ministro della Difesa Charles Zacharie Boawo si era affrettato a smentire voci su un possibile colpo di Stato o su un ammutinamento. Successivamente sono poi circolate voci, che non hanno ancora trovato riscontri credibili, di possibili rese di conti tra gruppi di militari contrapposti. In seguito all’episodio, un alto funzionario delle Nazioni Unite, Abou Moussa, capo dell’Ufficio regionale dell’Onu per l’Africa centrale, aveva richiesto di rimuovere tutti i depositi di armi presenti in aree urbane o trasferirli in zone più remote. Per la prima volta, a distanza di due mesi, il presidente Denis Sassou Nguesso parla dell’accaduto. E lo fa con Radio France Internationale (RFI), in un’intervista pubblicata ieri sulla pagina web dell’emittente. Nguesso racconta la sua reazione alla notizia e illustra questioni relative ad abuso di denaro, lacune degli ospedali ed arresti di ufficiali. Di seguito una sintesi dell’intervista. RFI: Questa è la prima volta che si esprime dopo la tragedia del 4 marzo. Dove si trovava quella domenica? Si è trattato di un tentativo di golpe? Sassou Nguesso: Erano le 8 del mattino, e mi trovavo nella mia residenza. Alle prime esplosioni pensai ad un tuono, una tempesta. Ricevetti delle telefonate e capii che si trattava di esplosioni provenienti dal campo militare di blindati di Mpila. Non avevo affatto pensato a un colpo di stato. RFI: Perché un simile arsenale a Brazzaville? Per combattere contro chi? SN: Sono armi e munizioni per l’esercito, la zona autonoma di Brazzaville e altri settori. Se si dispone di un esercito, non si può che avere armi e munizioni. Tutti gli eserciti del mondo funzionano così. Essi non stabiliscono un nemico in anticipo (…) Tutti gli stati del mondo hanno armi. RFI: Questo dramma ha evidenziato le carenze degli ospedali della capitale. Il denaro investito in queste armi non potrebbe essere invece utilizzato per costruire un vero e proprio ospedale? ( Segue...) |